Dove andranno a finire i palloncini
Negli anni, mi ha sempre accompagnato la melodia dolcissima di una canzonetta cantata da Renato Rascel e che s’intitola: “Dove andranno a finire i palloncini”.
https://www.youtube.com/watch?reload=9&v=IGCZb8YXjjo
Quando ero piccolina, la sentii cantare e capii che era un problema comune a tanti bimbi quello di lasciarsi scappare dalle mani i palloncini.
Io piangevo e mi disperavo vedendo fuggire il palloncino in alto e avrei voluto volare con lui per non perderlo.
Mia madre mi raccontava che in cielo, c’era di vedetta un angelo pronto a raccoglierlo e il palloncino era felice di volare perché il suo destino era lassù.
La canzone diceva: “E nel cielo già si vendono i biglietti del calcistico torneo degli angioletti: cherubini, serafini giocheranno lassù, negli stadi del cielo blu.”
A me non interessava che fossero gli angioletti a divertirsi con il mio palloncino, anzi li invidiavo perché loro potevano avere ciò che io avevo perso.
Fantasticavo allora che gli angioletti litigassero e per aggiudicarsi il possesso del mio palloncino e poi, alla fine, era il cherubino più buono e più bello che lo avrebbe avuto per sempre.
Frignavo e facevo il broncio, finché mio padre non andava a comprarne un altro.
Formidabile papà!
Il suo affetto lo sentivo tangibile e sconfinato.
Infatti, quando se ne andò per sempre, mi mancò l’amico più importante che avessi mai avuto, l’amore più disinteressato che avessi mai conosciuto.
E ancora una volta mi ritornarono alla mente quel motivo e quelle parole:
“Dove andranno a finire i palloncini quando sfuggono di mano ai bambini, dove andranno, dove andranno quei palloncini.”
Pensai da quel momento che il mio papà avesse ritrovato tutte le decine di palloncini che mi aveva comprato e che io avevo sistematicamente perso.